martedì 13 ottobre 2026

 Bando del piombo nelle munizioni. Un problema per i cacciatori a cui servono soluzioni.

13 Ottobre 2026 News, Primo Piano

Da tempo stiamo seguendo l’evoluzione del regolamento Reach riguardo l’uso del piombo nelle munizioni. La posizione di Arci Caccia su questo tema è chiara e lineare: al di fuori delle zone umide, il bando del piombo ci sembra inutile, assolutamente sproporzionato e destinato a mettere in crisi le forme di caccia legate alla piccola migratoria.

Riguardo ai video diffusi in questi giorni dall’Onorevole Fiocchi ci preme rimarcare: La nostra Associazione non fa parte di FACE e non è stata in alcun modo interpellata da questa. Di sicuro non ha dato assensi alla sua azione e non ha fatto pressioni per sabotare quella dell’europarlamentare sopracitato.

Detto questo, ci preme sottolineare che la nefasta conclusione di questa vicenda era assolutamente prevedibile. Era solo questione di tempo. Da molto sollecitiamo le aziende perché si trovino soluzioni performanti e a prezzi sostenibili. Il tallone di Achille delle munizioni atossiche sono le scarse prestazioni unite a costi elevati, oltre la inconsistente offerta nel ramo piccola migratoria e calibri minori. All’onorevole Fiocchi, visto il nome che porta, vogliamo chiedere: a che punto siamo su questo fronte? Nei prossimi 7 anni possiamo aspettarci soluzioni? La domanda, ovviamente, è estesa ai produttori di munizioni. Ai legislatori europei, invece, vogliamo rivolgere una considerazione. Siete consapevoli, come lo siamo noi, che il ruolo della caccia nell’inquinamento da piombo è infinitesimale? Non ci è sembrato democratico imporre divieti senza curarsi della presenza di soluzioni alternative.

domenica 13 settembre 2026

 

Christian Maffei confermato Presidente Nazionale di Arci Caccia

 Presidente Maffei 2026

Dal XIII Congresso Nazionale di Chianciano Terme una nuova stagione per la caccia sociale: più territorio, competenze, partecipazione e capacità di proposta

Chianciano Terme, 13 settembre 2026 – Si è concluso a Chianciano Terme il XIII Congresso Nazionale di Arci Caccia, due giornate di confronto e discussione che hanno delineato le priorità dell’associazione per il prossimo quinquennio.

Al termine dei lavori, il nuovo Consiglio nazionale ha confermato all’unanimità Christian Maffei alla Presidenza nazionale di Arci Caccia. La candidatura di Maffei era l’unica presentata alla Commissione elettorale. La conferma apre un nuovo mandato all’insegna della continuità, ma anche della volontà di rafforzare e rinnovare l’associazione.

«Sono molto contento e fiducioso per questa nuova avventura – ha dichiarato Maffei dopo la sua elezione –. Nei prossimi cinque anni costruiremo anche il futuro nelle persone. Dobbiamo continuare a svolgere un ruolo da protagonisti, a livello nazionale e nei territori, per una caccia sostenibile, ancora viva in Italia e capace di esprimere la propria funzione sociale».

La caccia sociale al centro della strategia
Il Congresso ha ribadito il valore della caccia sociale come elemento fondante dell’identità di Arci Caccia e come modello da difendere e, allo stesso tempo, da aggiornare alle trasformazioni del territorio e della società.

Nel documento politico approvato dall’assemblea, l’associazione sottolinea la necessità di mantenere il valore pubblico della gestione faunistica, rafforzando il rapporto tra mondo venatorio, agricoltura e territorio. Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo degli Ambiti territoriali di caccia, che devono essere messi nelle condizioni di svolgere pienamente una funzione di gestione e di interesse generale.

La discussione congressuale ha evidenziato anche la necessità di individuare risorse per sostenere gli agricoltori che contribuiscono alla produzione di selvaggina e alla costruzione di habitat e biodiversità, senza abbandonare il modello della gestione sociale.

Riformare la legge 157/92 senza smantellarne l’impianto
Altro tema centrale è stato quello della riforma della legislazione nazionale sulla caccia.

Arci Caccia considera legittimo l’aggiornamento della legge 157/92 dopo oltre trent’anni, ma ritiene necessario evitare che la riforma trasformi la caccia in una semplice attività economica o favorisca una progressiva privatizzazione del sistema.

«Aggiornare non significa smantellare», è il principio emerso dal confronto congressuale: la legge 157/92 continua a rappresentare un punto fondamentale di equilibrio tra tutela della fauna, caccia sociale e gestione del territorio, ma alcuni aspetti devono essere adeguati ai cambiamenti degli ecosistemi, dell’agricoltura, delle popolazioni faunistiche e delle conoscenze scientifiche.

Tra le priorità indicate figurano la definizione di indirizzi nazionali per la gestione degli ungulati, criteri più chiari per il risarcimento dei danni agricoli, il rafforzamento della capacità tecnica del sistema degli ATC e una disciplina più omogenea per le aree protette e le aree contigue.

Più competenza scientifica e più presenza sul territorio
Dal Congresso è arrivata anche una forte richiesta di rinnovamento dell’associazione.

Arci Caccia dovrà investire maggiormente nella formazione dei cacciatori, nella conoscenza della fauna e degli habitat, nella raccolta dei dati e nella collaborazione con università, ricercatori e tecnici.

Il cacciatore del futuro, è stato sottolineato nel dibattito, dovrà essere sempre più preparato, responsabile e consapevole del proprio ruolo nella gestione del territorio.

Una particolare attenzione sarà dedicata ai giovani, alla partecipazione e alla capacità di costruire una nuova cultura associativa, capace di parlare alla società contemporanea senza rinunciare alle proprie radici. Tra gli obiettivi indicati vi sono inoltre una maggiore presenza delle strutture territoriali, il rafforzamento della comunicazione e una maggiore capacità di elaborare proposte prima che vengano assunte le decisioni istituzionali.

Dialogo con agricoltura, istituzioni e mondo scientifico
Il Congresso ha indicato nel dialogo e nella costruzione di alleanze territoriali una delle principali sfide dei prossimi anni.

Il rapporto con il mondo agricolo è stato considerato strategico, così come quello con le istituzioni, il mondo scientifico e gli altri soggetti interessati alla gestione del territorio.

«Non dobbiamo arrivare dopo le decisioni degli altri – è stato sottolineato nel corso del dibattito – ma essere presenti prima, portando proposte e contribuendo a costruire le scelte».

In questa prospettiva, gli ATC dovranno diventare sempre più luoghi nei quali cacciatori, agricoltori, istituzioni, competenze scientifiche e associazioni possano confrontarsi e costruire politiche comuni di gestione della fauna e di miglioramento ambientale.

Un’associazione più forte e partecipata
Il XIII Congresso ha inoltre approvato all’unanimità il documento politico, elaborato e aggiornato dalla Commissione politica sulla base della relazione del Presidente, dei contributi dei Comitati regionali e degli interventi dei delegati.

Approvata all’unanimità anche la composizione del nuovo Consiglio nazionale, formato da 57 componenti, chiamati ad assumersi una responsabilità diretta nella guida dell’associazione per il prossimo quinquennio.

Il Congresso ha rappresentato così non soltanto un momento di verifica del lavoro svolto negli ultimi cinque anni, ma soprattutto l’avvio di una nuova fase.

Una fase nella quale Arci Caccia intende presentarsi come un’associazione più moderna, competente, partecipata e presente nei territori, capace di difendere la caccia sociale e contemporaneamente di proporre un modello di gestione faunistica fondato sulla conoscenza, sulla responsabilità e sulla collaborazione.

«Il futuro non si aspetta, il futuro si costruisce»: è questo il messaggio emerso con maggiore forza dal confronto congressuale. E da Chianciano Terme Arci Caccia rilancia il proprio impegno per costruire quel futuro insieme ai propri soci, ai territori e a tutti i soggetti che condividono l’obiettivo di un territorio vivo, equilibrato e correttamente gestito.

giovedì 7 maggio 2026

 

News dal Consiglio Nazionale

Nei giorni scorsi si è svolto il Consiglio Nazionale di Arci Caccia. Mentre prosegue l’organizzazione del Congresso, l’associazione ha approvato il suo bilancio consuntivo. Un bilancio che testimonia bontà amministrativa e una sostanziale solidità dell’Associazione. Molti i temi di politica venatoria trattati. Si è partiti con il problema del piombo nelle munizioni, rilevando che il Governo si sia mosso con ritardo, ma, comunque, nella direzione indicata da Arci Caccia, lavorando per produrre le cartine delle zone umide in cui dovrà essere interdetto l’uso del piombo a caccia. Si lamenta il problema di un ritardo dell’industria del munizionamento che, ancora, non è in grado di mettere a disposizione prodotti atossici performanti ad un prezzo accessibile.

Sul tema della riforma della 157/92 si rileva che difficilmente, a questo punto, ci saranno i tempi per l’approvazione in entrambe le camere. Si continua a considerare questa ipotesi di riforma un sostanziale regalo alla caccia privata, con pochissimi spunti utili ai cacciatori come, ad esempio, l’abolizione dell’opzione di caccia. Manca totalmente una revisione degli elenchi delle specie cacciabili, che consentirebbe di inserire specie come lo storno, piccione, la tortora dal collare, le oche, ecc… Adesso, poi, con l’emersione della lettera della Commissione Europea, che cassa gran parte dei punti salienti della cosiddetta riforma, non possiamo che dire: l’avevamo detto…

Si è analizzata, inoltre, la vicenda del CTFVN in cui grande irritazione dà il tentativo della maggioranza di proporre emendamenti per disinnescare la decisione della Corte Costituzionale, che dovrà decidere sul ricorso presentato da Arci Caccia. Si ribadisce la necessità di allargare la rappresentanza, inserendo tutte le associazioni venatorie riconosciute nel comitato. Arci Caccia continua a pensare che sia necessario federare le associazioni venatorie. Poter parlare con una voce univoca sarebbe fondamentale per dare forza alle richieste dei cacciatori, anche e soprattutto in vista delle prossime elezioni politiche.

Riguardo all’azione del Governo, infine, preso atto della parziale correzione della norma sui coltelli del decreto sicurezza, si apprezza la buona volontà, ma si ritiene che ancora si sia lontani da una soluzione ottimale. Inoltre, il Governo ha dato incarico a Ispra di preparare il recepimento del Piano Europeo di Ripristino Ambientale. Nessuna consultazione con i cacciatori o il CTFVN per un progetto che, se ben fatto, potrebbe portare davvero ad una svolta nella gestione della fauna e dell’ambiente

Sempre sulla riforma della legge 157/92

https://ultimabozza.it/appello-dalleuropa-litalia-fermi-il-ddl-sulla-caccia/?fbclid=IwdGRzaARlxs9jbGNrBGXF8GV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHpQafdVIv-E6Qh8gbuTmqUr7UwS3G6ahaFsinwFayicW7og8-eu57CR1dvf0_aem_lMnEHXBRjLCBgG0gEPsfgw&sfnsn=scwspwa 

"C'È POSTA PER TE DALL'EUROPA

 

“C’è posta per te” dall’Europa

A vedere la nota che l’Unione Europea ha inviato al Ministero dell’Ambiente in merito alla proposta di riforma della legge 157, oggi in discussione in Parlamento, viene davvero da dire: “C’è posta per te”.
È vero che si tratta di un atto meramente politico e non tecnico, come qualcuno vorrebbe far credere, e su questo terreno, come già sta avvenendo, le forze politiche sono chiamate a confrontarsi.
Ci preme però sottolineare, anche in risposta a chi, tra ambientalisti e animalisti, e non solo, continua a evocare la fantomatica “lobby delle doppiette”, che i quattro punti sollevati dalla Direzione Generale dell’Unione Europea si sovrappongono in linea di massima con quelli sui quali ARCI Caccia e altre associazioni avevano, nel corso delle audizioni parlamentari, invitato ad approfondire con una discussione di merito, evidenziandone i possibili rischi.
Lo avevamo fatto non per bloccare un percorso di riforma che, dopo trent’anni, è necessario, ma per migliorarne efficacia e contenuti, sulla base di anni di esperienza concreta nella gestione della materia venatoria.
Per noi nulla è perduto: approfondimenti, confronti e proposte possono ancora essere fatti. Si potrebbe addirittura lavorare alla relazione del Governo al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 157. Una breve pausa di riflessione in Commissione può essere utile per trovare le giuste soluzioni anche per evitare eventuali procedimenti di infrazione dopo l’approvazione della normativa.
Fa quasi sorridere scoprire oggi che quella presunta “lobby delle doppiette assetate di sangue” aveva, con serenità e per tempo, suggerito buona parte di ciò che ora la preoccupata Direzione Generale dell’Unione Europea richiama all’attenzione del Governo italiano.
Come diceva un famoso comico romagnolo, Maurizio Ferrini, nei panni del classico militante comunista: “Sono soddisfazioni”.

lunedì 2 marzo 2026

SU CTFVN

 

Sul CTFVN lottiamo per ripristinare il Diritto. Non accettiamo lezioni da nessuno.

Riguardo alla sentenza che ha rimesso alla Corte Costituzionale il giudizio sulla legittimità della nuova costituzione del Comitato Tecnico Faunistico Nazionale, dobbiamo evidenziare alcune reazioni pubbliche; tutte scomposte e ridicole nel metodo e nel merito. Premettiamo che ARCICACCIA, per prima, si è battuta perché il Comitato venisse ricostituito e, quindi, era ed è convinta della sua utilità. Pensavamo, anche, che da lì potesse partire una forte e condivisa proposta di riforma della 157, non la robetta di cui si discute oggi. In primo luogo, invitiamo le associazioni animaliste e ambientaliste a non intestarsi, come hanno fatto nell’articolo apparso sul Fatto Quotidiano, una battaglia di principio che hanno vigliaccamente deciso di non fare. La marea di bugie che abbiamo sentito alla conferenza stampa per il deposito delle 400.000 firme contro la riforma della 157, ci hanno chiaramente dimostrato che il loro obiettivo non è la difesa della legge, ma la definitiva chiusura della caccia. Chiederemo agli esponenti politici presenti se condividono questo disegno. In seguito, abbiamo visto la preoccupata reazione di Agribio (vedesi Coldiretti e altri). Rispondiamo all’organizzazione delle riserve private che, definire pericolosa l’azione di una Associazione riconosciuta, esclusa per motivi meramente politici da un importante organismo istituzionale, significa ritenere pericolosa la rappresentanza democratica nella vita pubblica del paese. Perché di questo si parla, se non fosse chiaro. Siccome, invece, per noi è cristallino, confrontiamoci nel merito delle proposte sulla gestione della caccia in Italia e sul suo futuro, tema più serio e più proficuo per tutti. Oggi, poi, si è unito al coro Sparvoli di Libera caccia che ha addirittura scomodato Pirro re dell’Epiro; non è il primo attacco diretto che ci indirizza, non perderemo il sonno per questo. Capiamo che occorra lavorare molto per mantenere il passo nella gara tra chi blandisce di più il Ministro e il Governo, ma adesso ci pare che siamo caduti troppo in basso. Basti dire che crediamo tanto nell’utilità del Comitato che vorremmo farne parte, come prevede la legge. Si tratta di rispetto dello stato di Diritto e del principio di partecipazione. In tanti territori lottiamo, anche al fianco di ANLC, per ottenere il giusto riconoscimento dove siamo esclusi dai comitati degli ATC. Quindi basta essere ricompresi tra gli ammessi per cambiare idea? Costano così poco i principi? Rifacciamo al Presidente Sparvoli la domanda di qualche tempo fa: come mai Il Ministro ha avallato l’emendamento sulle riserve private che tu non condividi? E come mai, nonostante questo, sei ancora lì plaudente. Perché, detto chiaramente, meglio Pirro che…. Comunque con serenità aspettiamo cosa dirà la Corte e, comunque vada, non smetteremo di portare avanti le nostre idee sulla caccia sociale che, pubblicamente tutti condividono, ma privatamente tutti lavorano per distruggere.