venerdì 20 febbraio 2026

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Cinghiale: Tra Eradicazione e Equilibrio

Le Ombre della Pressione Venatoria H24

Editoriale del 23 Febbraio 2026 – 

Il 2026 si apre con una sfida senza precedenti per il mondo venatorio e la gestione del territorio. L’Ordinanza n. 1/2026 del Commissario Straordinario PSA, dott. Giovanni Filippini, ha tracciato una rotta chiara: la riduzione drastica della specie Sus scrofa nelle zone indenni, con l’obiettivo ambizioso di prelevare 416.000 capi solo nel primo anno. Sebbene la protezione del comparto suinicolo sia una priorità nazionale, l’attuale deriva “esclusivamente numerica” solleva seri interrogativi sugli equilibri ecologici e sulla tenuta sociale delle nostre comunità rurali. PSA-Ordinanza-1-26_-6.2.26-Commissario-Straordinario

La Deriva Tecnologica: Caccia o Controllo Notturno?

L’introduzione massiccia di strumentazione optoelettronica — visori termici e intensificatori di luce — sta trasformando il prelievo in un’attività senza soluzione di continuità. Questa pressione “H24” non colpisce solo il cinghiale, ma altera i ritmi biologici di tutta la fauna selvatica, stanziale e migratoria. Il disturbo arrecato nelle ore notturne, anche in siti sensibili come la Rete Natura 2000, ignora i principi cardine della gestione faunistica stabiliti sin dal 1992. Il rischio è evidente: una foresta “sempre sveglia” dove lo stress cronico impatta su specie non bersaglio, con conseguenze ecologiche ancora non del tutto quantificate.

Il Paradosso della Pasturazione

Un altro punto critico è la pasturazione attrattiva. Sebbene utilizzata per facilitare il prelievo selettivo, questa pratica genera pericolosi effetti collaterali:

  • Rischio Epidemiologico: Concentrare gli animali in punti specifici aumenta il contatto tramite saliva e deiezioni, facilitando paradossalmente la diffusione di patogeni (inclusa la PSA).

  • Sinantropizzazione: L’abbondanza di cibo facile riduce il timore verso l’uomo, spingendo i cinghiali verso i centri abitati e aumentando i conflitti (incidenti stradali e danni ai giardini).

  • Squilibrio Biologico: Il foraggiamento artificiale aumenta la fertilità e la sopravvivenza invernale, alimentando proprio quel ciclo di crescita che si vorrebbe contrastare.

La Caccia Collettiva: Un Presidio Sociale da Difendere

Mentre l’ordinanza commissariale sposta l’accento sul prelievo individuale, non si può dimenticare che la braccata e la girata non sono solo strumenti gestionali efficaci (come confermato da studi dell’Università di Firenze), ma veri pilastri della socialità montana. Le squadre di caccia al cinghiale rappresentano un presidio territoriale insostituibile:

  1. Garantiscono la manutenzione dei sentieri e il monitoraggio dei boschi.

  2. Mantengono vivi i legami intergenerazionali nelle aree interne, contrastandone lo spopolamento.

  3. Assicurano la trasparenza della filiera, a differenza di certi prelievi individuali notturni la cui “sorte gestionale” rimane troppo spesso nell’ombra.

Dal Cacciatore Bio-Regolatore alla “Partita IVA”

Si assiste con preoccupazione al passaggio dalla figura del cacciatore come bioregolatore appassionato a una sorta di “corsa all’oro” degli appalti per gli abbattimenti. Le riforme della Pubblica Amministrazione degli ultimi anni hanno indebolito i controlli, favorendo una gestione burocratica che spesso ignora le vocazioni dei territori, specialmente nelle aree montane e prealpine dove i danni all’agricoltura sono contenuti.

Conclusioni

L’eradicazione a ogni costo rischia di cancellare non solo una specie (che, entro la soglia di 1-5 capi/km², svolge un ruolo ecologico prezioso), ma un intero sistema di tradizioni e presidio ambientale. È necessario che le Regioni — come già fatto da Toscana e Piemonte con il prolungamento della braccata al 28 febbraio — continuino a riconoscere il valore della caccia collettiva, evitando che la tecnologia e l’emergenza sanitaria diventino il pretesto per smantellare la cultura venatoria del nostro Paese.

C&D – Non perdere la diretta di lunedì 23 febbraio alle 20,30 – la si può seguire sul canale YouTube: “Caccia al Cinghiale e PSA: Cosa sta succedendo e cosa rischiamo?”

caccia Nazionale

  

 "Grande soddisfazione in relazione all'ordinanza con cui la VI Sezione del Consiglio di Stato, accogliendo le tesi dell'ARCI CACCIA, ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione di legittimità in merito al riordino del Comitato Tecnico Faunistico Venatorio. L'ordinanza ha rilevato come la legge che ha consentito al Ministero dell'Agricoltura di riordinare il CTFVN non abbia previsto limitazioni o specifiche particolari, lasciando di fatto il dicastero eccessivamente "libero" di poter rivoluzionare il Comitato. E tale "eccessiva" libertà ha comportato l'eliminazione della presenza in seno al CTFVN di numerose Associazioni venatorie riconosciute (tra cui ARCI CACCIA), nonché dei rappresentati del mondo animalista e dell'agricoltura. L'Avv. Matteo Valente - che ha proposto l'appello al Consiglio di Stato in nome e per conto di ARCI CACCIA - evidenzia l'importanza della pronuncia: "con essa il Giudici Amministrativi hanno rilevato con puntualità come quello oggetto del giudizio è un chiaro caso in cui il legislatore ha abdicato alle proprie prerogative, lasciando al Ministero un raggio di azione illimitato e consentendogli di modificare con un "semplice" Decreto un Comitato che era stato introdotto da una Legge nazionale. In questo modo si è consentito ad un provvedimento di rango inferiore di poter intervenire senza limiti su una disposizione di rango superiore".

Il Presidente Maffei si dice soddisfatto rilevando che "Il pluralismo in seno al CTFV è un valore che la Legge 152 del 1992 aveva ben sancito e che il Ministero ha svilito, limitando la rappresentatività delle Associazioni Venatorie e il principio di democrazia. Attendiamo con fiducia il pronunciamento della Corte Costituzionale". 

giovedì 9 ottobre 2025

IL TAR ABRUZZO SISPENDE LA CACCIA AI TURDIDI OLTRE IL 10 GENNAIO...


Accolto il ricorso delle associazioni ambientaliste: la stagione venatoria resterà consentita solo fino al 10 gennai

Pescara: Il Tribunale amministrativo regionale per l'Abruzzo ha accolto la domanda presentata da Lndc Animal protection e Stazione ornitologica abruzzese (Soa), sospendendo in via cautelare la parte del calendario venatorio regionale 2025/26 che consentiva la caccia alle specie cesena e tordo sassello fino al 31 gennaio e al tordo bottaccio fino al 19 gennaio. L'attività venatoria resterà dunque consentita solo fino al 10 gennaio, in linea con le indicazioni scientifiche dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Il Tar ha ritenuto che, "per le specie turdidi (tordo bottaccio, tordo sassello e cesena), non siano giustificate le previsioni del calendario venatorio regionale adottate in difformità al parere Ispra", e che "le predette difformità non sono giustificate da motivazioni scientifiche sufficienti a superare le considerazioni dell'Ispra". Di fatto, secondo l'Istituto la migrazione del tordo bottaccio comincia a metà gennaio, periodo in cui la caccia deve fermarsi. La discussione di merito del ricorso è stata fissata per l'11 marzo.


La sentenza condanna inoltre la Regione Abruzzo e la Federazione italiana della caccia al pagamento complessivo di 2.000 euro di spese processuali. "È una decisione di grande rilievo perché riafferma il principio che la gestione della fauna deve basarsi su criteri scientifici e non su pressioni politiche o interessi di parte", afferma Michele Pezone, responsabile diritti animali di Lndc Animal Protection, che ha seguito il ricorso insieme all'avvocato Herbert Simone. Le associazioni ricorrenti parlano di una "decisione importante" per la tutela della fauna e il rispetto delle norme europee. "La giunta regionale - aggiungono Augusto De Sanctis e Massimo Pellegrini della Soa - continua a essere inadempiente nella raccolta dei dati e nel monitoraggio della fauna. Servirebbe maggiore cautela invece di scorciatoie anti-scientifiche".

venerdì 27 giugno 2025

Proposte di legge


GLI ASPETTI FONDAMENTALI DELLA PROPOSTA DI LEGGE DI MODIFICA DELLA 157/92

Caccia in Fiera Tempo di lettura stimato: 2 minuti

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La proposta presentata al Senato Malan, Gasparri, Romeo e Salvitti è articolata in 18 articoli, che non stravolgono ma renderebbero la norma più rispondente alle attuali necessità di gestione. Ma subito i soliti bastian contrari contrattaccano con una proposta di legge d’iniziativa popolare.

Andiamo per ordine ed iniziamo a ciò che sta proponendo la maggioranza.


Con la proposta dei partiti di maggioranza si di fatto intervenire sulla attuale 157/92 su una serie di tematiche correttive rispetto agli attuali tempi.


Iniziamo dai calendari venatori, che oggi sono vessati da numerosi passaggi procedurali che li sottopongono a pareri anche incrociati. Anche se il calendario venatorio si discosta dal parere ISPRA, per le Regioni è sufficiente citare in appoggio fonti d’informazione scientifica indicate dalla Commissione Europea.


Non esistono più le forme di caccia esclusive (per esempio quelle che erano da appostamento fisso o per la Zona Alpi).


I cacciatori con licenza di caccia rilasciata da altri paesi europei potranno cacciare regolarmente in Italia.


Le prove cinofile con abbattimento non sono considerate attività venatoria.


Non esiste più l’obbligo di ottenimento del parere favorevole di ISPRA per estendere la caccia in febbraio né per modificare l’elenco delle specie cacciabili.


Gli appostamenti pe la caccia al colombaccio, alla migratoria senza richiami vivi, agli ungulati e quelli nelle aziende faunistiche venatorie non saranno più considerati fissi.


Viene limitata la compravendita di uccelli di cattura da utilizzare come richiami vivi. Ulteriormente non esistono più limiti di utilizzo di richiami vivi nati e allevati in cattività. Le specie impiegabili come richiami vivi rimangono le stesse (merlo, tordo bottaccio, tordo sassello, pavoncella, colombaccio cesena ed allodola).


Per la caccia agli ungulati in selezione è possibile l’utilizzo dei visori termici digitali.


La caccia in braccata al cinghiale potrà essere effettuata anche in presenza di neve.


I conduttori dei fondi potranno trattenere le carcasse dei capi abbattuti in contenimento a compensazione dei danni subiti, purché le analisi di rito igienico sanitario diano esito negativo.


Le aziende faunistico venatorie, attualmente istituti non a fii di lucro diventeranno a fini di lucro e avranno procedure agevolate se desiderano convertirsi in agrituristico venatorie.


Gli ATC potranno riconoscere incentivi a conduttori di fondi agricoli per migliorare gli habitat volti a migliorare la presenza di piccola selvaggina. Gli stessi ATC non potranno avere più di 20 consiglieri al quale può aggiungersi un delegato Enci nominato dal Ministero dell’Agricoltura. La dimensione degli ATC potrà raggiungere quella provinciale.


Non esisterà più il divieto di caccia a ridosso dei valichi montani. Se nei valichi montani sussiste un significativo dislivello tra il punto di valico, ad almeno 1.000 metri di quota, e i due contrafforti vicini tale da creare un apprezzabile restringimento su un passaggio obbligato, saranno create zone di protezione speciale individuate dal Ministero dell’Agricoltura.


 


La proposta di legge per l’abolizione della caccia


Dopo la lunga fine di insuccessi nelle raccolte firme referendarie, coloro che vogliono l’abolizione della caccia ci riprovano in altro modo, ossia con una proposta di legge di iniziativa popolare. I punti fermi di questa sono il rafforzamento della tutale di lupi ed orsi, l’aumento delle are destinate a parco e quindi inibite alla caccia e il divieto di ingresso dei cacciatori nelle proprietà private.


La proposta di legge è stata depositata in Corte di Cassazione, e dovranno raccogliere 50.000 firme in 6 mesi anche sulla piattaforma ufficiale online dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Risultato facilmente raggiungibile. Questa proposta di legge di iniziativa popolare vuole fortemente contrastare la discussione della precedente legge. I promotori sono Animalisti Italiani, ENPA, LAC, LAV, LNDC Animal Protection e OIPA