lunedì 19 ottobre 2026

 

MIXOMATOSI DELLA LEPRE, CRESCE L’ATTENZIONE IN ITALIA. ARCI CACCIA: RAFFORZARE LA SORVEGLIANZA E SEGNALARE I CASI SOSPETTI

Individuata nel 2026 una nuova variante virale adattata alla lepre. Confermate le prime positività in Italia: fondamentali il monitoraggio sul territorio e la collaborazione tra cacciatori, istituzioni e servizi veterinari.

La mixomatosi della lepre è diventata un nuovo motivo di attenzione per la gestione faunistica italiana. Nell’agosto 2026 il virus è stato individuato per la prima volta nel nostro Paese, in un allevamento di lepri della provincia di Padova. Successivamente, le analisi hanno confermato la presenza dell’infezione anche in esemplari selvatici nelle province di Padova e Venezia, poi nel ferrarese e in provincia di Modena. Sono inoltre pervenute segnalazioni di mortalità in altre aree, per le quali sono necessari gli opportuni accertamenti diagnostici.

L’agente individuato appartiene alla variante virale conosciuta come ha-MYXV, o Toledo-MYXV, un ceppo ricombinante del virus della mixomatosi capace di colpire anche la lepre europea, oltre ai conigli. Già segnalato in diversi Paesi europei, questo ceppo rappresenta un elemento di preoccupazione per la conservazione delle popolazioni selvatiche e per le attività di allevamento e ripopolamento. Nei ripopolamenti e nell’importazione di animali sta molto probabilmente l’origine dell’epidemia.

E’ fondamentale affrontare la situazione con serietà, sulla base delle evidenze scientifiche e delle indicazioni delle autorità sanitarie, evitando allarmismi ma senza sottovalutare il rischio. È necessario rafforzare il monitoraggio, garantire una corretta circolazione delle informazioni e coinvolgere le associazioni venatorie, gli Ambiti territoriali di caccia, gli istituti zooprofilattici e i servizi veterinari competenti. Nel frattempo Regione Emilia Romagna chiude la caccia nel ferrarese e alcuni ATC della Lombardia hanno chiuso in anticipo il prelievo venatorio per salvaguardare la specie e ridurre il rischio di contagio.

Che cos’è la mixomatosi della lepre

La mixomatosi è una malattia virale che interessa i lagomorfi, gruppo di mammiferi al quale appartengono lepri e conigli. È conosciuta soprattutto per gli effetti che provoca nel coniglio domestico e selvatico, ma alcune varianti del virus sono in grado di infettare anche le lepri.

La variante ha-MYXV, identificata recentemente in Italia, è particolarmente rilevante perché può provocare forme cliniche gravi e mortalità negli animali colpiti. Il virus può compromettere le difese immunitarie e favorire infezioni batteriche secondarie, che possono contribuire all’aggravamento della malattia.

La diffusione e l’impatto effettivo sull’intero territorio nazionale devono essere definiti attraverso indagini epidemiologiche e una sorveglianza continuativa. Le prime positività confermate non consentono, da sole, di stabilire quanto sia estesa la circolazione del virus nelle popolazioni selvatiche italiane.

Come si trasmette

La trasmissione può avvenire attraverso diverse modalità:

  • Insetti vettori: zanzare, pulci e altri insetti ematofagi possono trasportare il virus da un animale all’altro.
  • Contatto diretto: il contatto ravvicinato con animali infetti può contribuire alla diffusione dell’infezione.
  • Movimentazione di animali: lo spostamento di lepri o conigli infetti, anche destinati ad allevamento o ripopolamento, può favorire l’introduzione del virus in nuove aree.

La presenza di insetti vettori può determinare una maggiore circolazione stagionale, ma non esclude la persistenza dell’infezione in altri periodi dell’anno. Per questo motivo, la sorveglianza non deve limitarsi alle sole aree in cui sono già stati confermati dei casi.

È importante sottolineare che la mixomatosi non è una zoonosi: non si trasmette all’uomo. Il virus interessa i lagomorfi e non rappresenta una malattia umana.

Come riconoscere una lepre sospetta

I cacciatori, i responsabili della gestione faunistica e chiunque frequenti il territorio possono svolgere un ruolo importante nell’individuazione precoce di animali potenzialmente infetti.

I principali segni clinici da osservare sono:

  • Noduli e lesioni cutanee, soprattutto sulla testa, sul muso, sulle orecchie e sulle zampe.
  • Gonfiore delle palpebre ed edema oculare, spesso accompagnati da congiuntivite.
  • Gonfiore e congestione delle mucose genitali e della regione anogenitale.
  • Difficoltà visive, fino alla possibile cecità nei casi più gravi.
  • Debolezza e condizioni generali compromesse, con animali che possono apparire debilitati o poco reattivi.

Non sempre tutti i sintomi sono presenti contemporaneamente. Inoltre, altri problemi sanitari possono provocare manifestazioni simili: l’osservazione visiva permette quindi di individuare un sospetto, ma la conferma della mixomatosi richiede analisi di laboratorio.

In questo sito alcune immagini utili per riconoscere i sintomi: https://www.mondosanita.it/news/salute-animale/110843/lepri-ferme-e-con-gli-occhi-gonfi-attenzione-alla-mixomatosi-il-nuovo-virus-arrivato-in-italia.html

Cosa fare in caso di ritrovamento

In presenza di una lepre morta o di un animale vivo che presenta lesioni compatibili con la malattia, è importante adottare comportamenti prudenti e collaborare con le autorità competenti.

  1. Segnalare tempestivamente il caso al servizio veterinario dell’ASL territorialmente competente o all’Istituto zooprofilattico di riferimento, seguendo le procedure locali.
  2. Non manipolare la carcassa a mani nude e non trasportare autonomamente l’animale senza aver ricevuto indicazioni dagli operatori competenti.
  3. Documentare il ritrovamento, quando possibile senza avvicinarsi o manipolare l’animale inutilmente, annotando luogo, data e condizioni osservate. Le fotografie possono essere utili per la valutazione iniziale.
  4. Evitare spostamenti non necessari di animali, carcasse, attrezzature o materiali potenzialmente contaminati.
  5. Seguire le indicazioni sanitarie per la raccolta dei campioni, la gestione delle carcasse e la pulizia delle attrezzature eventualmente entrate in contatto con animali sospetti.

La segnalazione è importante anche quando la malattia non è stata ancora confermata nella zona interessata: proprio attraverso la raccolta sistematica delle informazioni è possibile ricostruire la distribuzione del virus e intervenire tempestivamente.

Il ruolo dei cacciatori e della gestione faunistica

La presenza quotidiana dei cacciatori sul territorio rappresenta una risorsa importante per la sorveglianza sanitaria della fauna selvatica. Il loro contributo può consentire di individuare precocemente mortalità anomale, raccogliere informazioni utili e favorire il collegamento tra territorio e strutture veterinarie.

Arci Caccia ritiene prioritario promuovere un coordinamento efficace tra Ministero della Salute, Regioni, servizi veterinari, Istituti zooprofilattici, ATC, associazioni venatorie e operatori faunistici. Occorre disporre di informazioni epidemiologiche aggiornate, procedure omogenee per le segnalazioni e indicazioni chiare sulla gestione degli animali sospetti.

Particolare attenzione dovrà essere riservata alla tracciabilità e ai controlli sanitari degli animali destinati agli allevamenti e ai ripopolamenti, oltre che alla valutazione dell’eventuale impatto sulle popolazioni selvatiche.

La priorità è tutelare la fauna attraverso la conoscenza, la prevenzione e la collaborazione. In questa fase, segnalare tempestivamente i casi sospetti e affidarsi alle indicazioni delle autorità sanitarie è il contributo più concreto che cacciatori e gestori faunistici possono offrire per contenere la diffusione della malattia e comprendere la reale portata del fenomeno.

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